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di Giulio Andreani

31 Luglio 2017

L’impatto fiscale della declinazione del principio di rappresentazione sostanziale

In applicazione del principio generale di prevalenza della sostanza sulla forma, risulta radicalmente modificato il regime contabile delle azioni proprie, con diversi effetti sul piano fiscale. Inoltre la rilevazione contabile dei crediti, dei debiti e dei titoli di debito deve essere eseguita in base al c.d. criterio del costo ammortizzato e, a seguito dell’estensione del principio di derivazione rafforzata alle imprese OIC (diverse dalle micro-imprese), l’applicazione di tale criterio produce effetti anche ai fini della determinazione del reddito d’impresa tassabile, in relazione alla quale assumono quindi rilevanza sia le qualificazioni discendenti dalla natura dell’operazione sia la quantificazione dei componenti reddituali che direttamente ne consegue. Il fatto che le due parti di una stessa operazione possano essere soggette a un regime contabile/fiscale diverso (in quanto, da un lato, le imprese di ridotte dimensioni hanno facoltà di non applicare il criterio del costo ammortizzato e, dall’altro, le micro-imprese sono escluse dal principio di derivazione rafforzata) può generare asimmetrie nel trattamento fiscale dei componenti di reddito corrispondenti; tuttavia, come rilevato dall’Assonime nella circolare n. 14/2017, deve ritenersi che il legislatore abbia accettato questo “rischio”, analogamente a quanto accaduto con l’introduzione del principio di derivazione rafforzata per le imprese IAS adopter.
  24 Luglio 2017

L’estensione del principio di derivazione rafforzata alle imprese OIC: una riforma a metà?

Al fine di attribuire rilevanza fiscale alla rappresentazione economico-sostanziale degli eventi aziendali rispetto a quella giuridico-formale, a decorrere dall’anno 2016 anche per le imprese OIC (diverse dalle micro-imprese) trova applicazione il principio di derivazione rafforzata, ma con una rilevante differenza rispetto ai soggetti IAS adopter. Infatti, secondo l’impostazione che allo stato appare maggiormente condivisa (si veda al riguardo la circolare Assonime n. 14/2017), l’applicazione in bilancio del principio della prevalenza della sostanza sulla forma assumerebbe rilevanza fiscale solo nei limiti in cui essa sia prevista e regolamentata dalle disposizioni del Codice civile e dai nuovi principi contabili emanati dall’OIC. Pare tuttavia un errore attribuire una sorta di “efficacia condizionata” alla norma del Codice civile che prevede, tra i principi di redazione del bilancio, anche quello della prevalenza della sostanza sulla forma, posto che essa non richiede, affinché ne possa e ne debba essere fatta applicazione, alcuna esemplificazione, declinazione o integrazione casistica; richiede, come tutte le disposizioni di legge, di essere interpretata, ma la sua interpretazione compete a tutti coloro che ne fanno uso, cioè a tutti coloro che redigono il bilancio. Ad avviso di chi scrive, pertanto, poiché la declinazione di detto principio spetta istituzionalmente all’OIC ma, al contempo, il redattore del bilancio ha il diritto di farne applicazione in autonomia con riguardo alle fattispecie non considerate e/o non compiutamente disciplinate da detto organismo, per effetto del principio di derivazione rafforzata dovrebbe attribuirsi rilevanza fiscale alla rappresentazione sostanziale degli eventi aziendali, non solo nei casi in cui essa discende dalle prescrizioni dell’OIC, ma anche nelle altre ipotesi non contemplate dai principi contabili nazionali.
3 Luglio 2017

La tesi dell’incasso giuridico alla luce della disciplina delle rinunce dei soci ai crediti

Negli ultimi tempi, la Corte di cassazione, seguendo l’orientamento manifestato tempo fa dall’Amministrazione finanziaria, ha sostenuto che la rinuncia al credito da parte del socio genera i medesimi effetti fiscali conseguenti all’incasso del credito e al riversamento della somma corrispondente a titolo di apporto di capitale (c.d. incasso giuridico), atteso che attraverso l’atto di remissione del debito il socio (pur non avendo materialmente percepito alcuna somma) dispone giuridicamente del credito, utilizzandolo per patrimonializzare la società partecipata. La tesi dell’incasso giuridico non è condivisibile e lo è ancor meno alla luce dell’attuale formulazione del comma 4-bis dell’art. 88 del T.U.I.R., posto che la rinuncia dei soci ai crediti è ora considerata sopravvenienza attiva per la parte che eccede il relativo valore fiscale e che il valore fiscale di un credito corrispondente a un reddito tassato “per cassa” è pari a zero. Infatti, l’introduzione di una puntuale simmetria tra il valore fiscale del credito oggetto di rinuncia in capo al socio creditore e il trattamento fiscale della relativa sopravvenienza attiva in capo alla società debitrice partecipata fa venire meno la ragione fondante della tesi dell’incasso giuridico (vale a dire quella di evitare salti d’imposta), in quanto sulla base della normativa ora vigente la rinuncia del socio a un credito il cui valore fiscale è pari a zero comporta la piena tassazione della riduzione del corrispondente debito in capo alla società debitrice.
  19 Giugno 2017

Rivalutazione dei beni d’impresa e riallineamento ai fini fiscali dei maggiori valori iscritti in bilancio

La Legge di bilancio 2017 ha concesso nuovamente l’opportunità, per i soli soggetti che non adottano i principi contabili internazionali IAS/IFRS, di rivalutare i beni di impresa e le partecipazioni; per tutte le imprese, di procedere al c.d. riallineamento, ovvero di affrancare ai fini fiscali i maggiori valori iscritti nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2015. Le modalità operative della rivalutazione e del riallineamento, illustrate dalla circolare n. 14/E/2017, sono sostanzialmente identiche a quelle della precedente legge di rivalutazione, già indebolita, in termini di appeal: (i) dalla riduzione dell’aliquota IRES e (ii) dalla previsione del versamento delle imposte sostitutive in un’unica soluzione, pur a fronte di un effetto fiscale differito in termini di rilevanza dei maggiori valori.
27 Marzo 2017

Cash-out: quando è elusivo e quando no

La riapertura dei termini per la rivalutazione a pagamento delle partecipazioni societarie rende nuovamente attuale l’esame del carattere abusivo, o meno, di alcune operazioni di cash-out che sfruttano tale rivalutazione e delle questioni interpretative connesse all’individuazione dei redditi per la cui determinazione assume rilevanza il valore affrancato. L’esclusione del recesso e della liquidazione, dalle fattispecie per le quali assume rilevanza il valore affrancato, potrebbe essere dovuta a una mera mancanza di coordinamento normativo, che però, in occasione delle reiterate proroghe intervenute negli ultimi quindici anni, il legislatore non ha mai corretto. L’esclusione pare quindi giustificata solo alla luce dell’effetto prodotto da dette operazioni sul patrimonio netto della società e, segnatamente, dalla distribuzione in via definitiva delle riserve di utili che ne consegue. Il medesimo criterio dovrebbe fare da guida anche in caso di vendita delle partecipazioni rivalutate a una società controllata dallo stesso cedente, per verificare se essa è attuata al solo scopo di trasformare dividendi in capital gain e consentire così al socio cedente di fruire indebitamente della rivalutazione delle partecipazioni.
  13 Febbraio 2017

Riapertura dei termini per la rivalutazione del valore di terreni e partecipazioni

Con la Legge di bilancio 2017 sono stati riaperti i termini per la rideterminazione del valore di partecipazioni e terreni detenuti da soggetti non imprenditori. Possono essere oggetto di rivalutazione le partecipazioni non quotate e i terreni agricoli ed edificabili, detenuti al 1° gennaio 2017, in base a una relazione giurata di stima che deve essere redatta entro il 30 giugno 2017. Entro tale data deve essere inoltre versata la relativa imposta sostitutiva dell’8%, ovvero la prima rata della stessa nel caso di versamento rateale. Possono effettuare la rivalutazione anche coloro che hanno già usufruito di precedenti rivalutazioni. In tale ultimo caso l’imposta sostitutiva deve essere pagata con riguardo all’intero valore rideterminato e le imposte sostitutive versate in occasione di precedenti rivalutazioni possono essere compensate o richieste a rimborso. Trattandosi di una mera riapertura di termini rimangono tuttora in attesa di un’interpretazione ufficiale alcune delle problematiche emerse in passato, mentre altre sono state oggetto di recenti chiarimenti.
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