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di Giulio Andreani

3 Luglio 2017

La tesi dell’incasso giuridico alla luce della disciplina delle rinunce dei soci ai crediti

Negli ultimi tempi, la Corte di cassazione, seguendo l’orientamento manifestato tempo fa dall’Amministrazione finanziaria, ha sostenuto che la rinuncia al credito da parte del socio genera i medesimi effetti fiscali conseguenti all’incasso del credito e al riversamento della somma corrispondente a titolo di apporto di capitale (c.d. incasso giuridico), atteso che attraverso l’atto di remissione del debito il socio (pur non avendo materialmente percepito alcuna somma) dispone giuridicamente del credito, utilizzandolo per patrimonializzare la società partecipata. La tesi dell’incasso giuridico non è condivisibile e lo è ancor meno alla luce dell’attuale formulazione del comma 4-bis dell’art. 88 del T.U.I.R., posto che la rinuncia dei soci ai crediti è ora considerata sopravvenienza attiva per la parte che eccede il relativo valore fiscale e che il valore fiscale di un credito corrispondente a un reddito tassato “per cassa” è pari a zero. Infatti, l’introduzione di una puntuale simmetria tra il valore fiscale del credito oggetto di rinuncia in capo al socio creditore e il trattamento fiscale della relativa sopravvenienza attiva in capo alla società debitrice partecipata fa venire meno la ragione fondante della tesi dell’incasso giuridico (vale a dire quella di evitare salti d’imposta), in quanto sulla base della normativa ora vigente la rinuncia del socio a un credito il cui valore fiscale è pari a zero comporta la piena tassazione della riduzione del corrispondente debito in capo alla società debitrice.
  19 Giugno 2017

Rivalutazione dei beni d’impresa e riallineamento ai fini fiscali dei maggiori valori iscritti in bilancio

La Legge di bilancio 2017 ha concesso nuovamente l’opportunità, per i soli soggetti che non adottano i principi contabili internazionali IAS/IFRS, di rivalutare i beni di impresa e le partecipazioni; per tutte le imprese, di procedere al c.d. riallineamento, ovvero di affrancare ai fini fiscali i maggiori valori iscritti nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2015. Le modalità operative della rivalutazione e del riallineamento, illustrate dalla circolare n. 14/E/2017, sono sostanzialmente identiche a quelle della precedente legge di rivalutazione, già indebolita, in termini di appeal: (i) dalla riduzione dell’aliquota IRES e (ii) dalla previsione del versamento delle imposte sostitutive in un’unica soluzione, pur a fronte di un effetto fiscale differito in termini di rilevanza dei maggiori valori.
27 Marzo 2017

Cash-out: quando è elusivo e quando no

La riapertura dei termini per la rivalutazione a pagamento delle partecipazioni societarie rende nuovamente attuale l’esame del carattere abusivo, o meno, di alcune operazioni di cash-out che sfruttano tale rivalutazione e delle questioni interpretative connesse all’individuazione dei redditi per la cui determinazione assume rilevanza il valore affrancato. L’esclusione del recesso e della liquidazione, dalle fattispecie per le quali assume rilevanza il valore affrancato, potrebbe essere dovuta a una mera mancanza di coordinamento normativo, che però, in occasione delle reiterate proroghe intervenute negli ultimi quindici anni, il legislatore non ha mai corretto. L’esclusione pare quindi giustificata solo alla luce dell’effetto prodotto da dette operazioni sul patrimonio netto della società e, segnatamente, dalla distribuzione in via definitiva delle riserve di utili che ne consegue. Il medesimo criterio dovrebbe fare da guida anche in caso di vendita delle partecipazioni rivalutate a una società controllata dallo stesso cedente, per verificare se essa è attuata al solo scopo di trasformare dividendi in capital gain e consentire così al socio cedente di fruire indebitamente della rivalutazione delle partecipazioni.
  13 Febbraio 2017

Riapertura dei termini per la rivalutazione del valore di terreni e partecipazioni

Con la Legge di bilancio 2017 sono stati riaperti i termini per la rideterminazione del valore di partecipazioni e terreni detenuti da soggetti non imprenditori. Possono essere oggetto di rivalutazione le partecipazioni non quotate e i terreni agricoli ed edificabili, detenuti al 1° gennaio 2017, in base a una relazione giurata di stima che deve essere redatta entro il 30 giugno 2017. Entro tale data deve essere inoltre versata la relativa imposta sostitutiva dell’8%, ovvero la prima rata della stessa nel caso di versamento rateale. Possono effettuare la rivalutazione anche coloro che hanno già usufruito di precedenti rivalutazioni. In tale ultimo caso l’imposta sostitutiva deve essere pagata con riguardo all’intero valore rideterminato e le imposte sostitutive versate in occasione di precedenti rivalutazioni possono essere compensate o richieste a rimborso. Trattandosi di una mera riapertura di termini rimangono tuttora in attesa di un’interpretazione ufficiale alcune delle problematiche emerse in passato, mentre altre sono state oggetto di recenti chiarimenti.
30 Gennaio 2017

Trattamento “speciale” per i crediti tributari nel concordato preventivo

La Legge di bilancio 2017 ha significativamente modificato l’art. 182-ter della Legge fallimentare, innovandone il contenuto soprattutto per quanto riguarda l’obbligatorietà del procedimento da esso previsto, la possibilità di falcidiare, oltre a quelli inerenti ad altri tributi, anche i crediti relativi all’IVA e alle ritenute operate e non versate, gli effetti concernenti il c.d. consolidamento del debito tributario (peraltro sempre disconosciuti dall’Agenzia delle entrate), e quelli potenzialmente discendenti da liti fiscali pendenti, la costituzione di un’apposita classe nel caso in cui crediti privilegiati vengano degradati in chirografari.
  23 Gennaio 2017

Un passo indietro per le note di variazione in diminuzione IVA

Con la Legge di bilancio 2017 è stata affermata la regola per cui il diritto di emettere la nota di variazione in diminuzione, ai sensi dell’art. 26, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972, spetta a condizione che la procedura concorsuale sia rimasta infruttuosa e, quindi, che il credito sia risultato (in tutto o in parte) irrecuperabile. La lettera della norma si attaglia al fallimento e al concordato liquidatorio, ma non ad altra forma di concordato, qual è quello in continuità, con riguardo al quale l’entità del credito che rimane infruttuoso è nota sin dalla omologazione del concordato. Alla modifica normativa, comunque, dovrebbe far seguito l’adeguamento dei criteri a suo tempo indicati dall’Agenzia delle entrate per l’individuazione del dies a quo, affinché le norme disciplinanti l’emissione della nota di variazione in diminuzione non violino i principi di neutralità e proporzionalità. Per altro verso, l’integrale abrogazione del secondo periodo del comma 5 del medesimo art. 26 (anch’essa disposta dalla Legge di bilancio 2017) comporta il venir meno dell’esonero previsto per il debitore assoggettato a una procedura concorsuale di registrare “a debito” la nota di variazione in diminuzione ricevuta, dal che potrebbe discendere un ulteriore aggravio impositivo per le procedure concorsuali, qualora non dovesse trovare conferma l’orientamento in precedenza assunto (peraltro in maniera non del tutto convincente) dall’Agenzia delle entrate.
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