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di Giulio Andreani

11 Aprile 2016

Il trattamento del diritto di superficie ai fini delle imposte sui redditi segue il bilancio

Appare più chiaro - almeno per i soggetti titolari di redditi d’impresa - il trattamento ai fini delle imposte sui redditi del diritto di superficie dopo che ne è stato meglio definito quello contabile, in particolare a seguito della riforma del bilancio operata dal D.Lgs. n. 139/2015. Sono quindi da ritenere superate le incertezze interpretative sorte al riguardo in passato, originate dalla laconicità dell’art. 9, comma 5, del T.U.I.R. e risultanti dalle contraddittorie pronunce emanate nel corso del tempo dall’Agenzia delle entrate, dalle quali si evince peraltro un graduale abbandono della c.d. tesi tradizionale (condivisa anche dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 15333/2014) a favore di un orientamento maggiormente allineato alla sostanza effettiva dell’atto di costituzione del diritto di superficie a tempo determinato. In effetti l’appropriato trattamento fiscale della costituzione di tale diritto non può prescindere dagli effetti sostanziali da essa prodotti e - con riguardo ai soggetti titolari di un’attività d’impresa - dall’applicazione del principio di derivazione che connota la determinazione del reddito imponibile di tali soggetti.
  28 Marzo 2016

Come rendere più efficace la transazione fiscale

La disciplina dell’art. 182-ter l.f. è da molti anni oggetto di interpretazioni controverse e proposte di modifica formulate da più parti. In questo contesto si inseriscono anche le soluzioni recentemente suggerite de iure condendo dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, tra cui spicca quella di prevedere, nella transazione fiscale, la possibilità di soddisfare parzialmente i crediti erariali per IVA e ritenute alla fonte (sebbene con una soglia percentuale prestabilita) nonché quella di definire in via normativa il significato della espressione “consolidamento del debito tributario”, con conseguente preclusione per l’Amministrazione finanziaria di esercitare l’attività accertativa relativamente agli esercizi oggetto di transazione. Entrambe le proposte di modifica sono utili e conformi alle conclusioni cui è giunto l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia UE, ma dovrebbero essere integrate dalla introduzione nell’art. 182-ter di una disposizione tesa a precisare espressamente che la proposta di transazione fiscale costituisce altresì lo strumento per cessare (anche) le liti fiscali potenziali derivanti dagli atti emanati dall’Amministrazione finanziaria in attesa di definizione, coerentemente con lo scopo di “consolidare il debito tributario”, in modo da attribuire maggiore efficacia a tale istituto. Sarebbe infine necessario, in merito al principio del divieto di trattamento deteriore dell’Erario, prevedere espressamente i criteri di calcolo del grado di soddisfacimento dei crediti oggetto di comparazione.
7 Marzo 2016

IVA (in)falcidiabile nel concordato preventivo senza transazione fiscale?

Quando la tesi della falcidiabilità del credito IVA nel concordato preventivo stava diventando sempre più minoritaria, soprattutto in giurisprudenza, l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia UE le ha ridato vigore con le conclusioni presentate il 16 gennaio 2016, con le quali ha affermato che non violerebbe i principi dell’Unione Europea una norma interna che consentisse di proporre, ammettere, approvare a maggioranza e poi omologare una proposta concordataria fondata sul soddisfacimento parziale dei crediti dello Stato per IVA; nel diritto dell’Unione non sussistono, infatti, norme di armonizzazione relative al rango dei crediti IVA, essendo invece consentito agli Stati membri di mantenere una certa flessibilità in ordine alla riscossione di tali crediti nei casi in cui il soggetto passivo si trova in stato di difficoltà finanziaria. Se le conclusioni cui è giunto l’Avvocato Generale dovessero essere recepite dalla Corte di Giustizia UE, verrebbe quindi a cadere la ragione che ha condotto la Corte costituzionale a ritenere che il credito IVA deve essere necessariamente soddisfatto in maniera integrale nel concordato preventivo, attesa la natura comunitaria di tale tributo. Verrebbe al tempo stesso meno uno dei motivi per i quali la Corte di cassazione ha del pari ritenuto intangibile il credito predetto, anche se a favore della sua infalcidiabilità continuano a militare le altre ragioni rappresentate dai giudici di legittimità - ad avviso di chi scrive altrettanto superabili -, sulla cui fondatezza sono state chiamate ad esprimersi le Sezioni Unite della stessa Corte di cassazione.
  25 Gennaio 2016

Ammortamenti maggiorati per il costo d’acquisto di beni strumentali nuovi

La Legge di stabilità 2016 contiene un nuovo incentivo per l’acquisto di beni strumentali nuovi (diversi da fabbricati e costruzioni), diretto a favorire l’effettuazione di investimenti da parte di imprese e professionisti. A differenza delle precedenti, la nuova agevolazione consente di computare, ai fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria deducibili, il costo dell’investimento maggiorato del 40%; pur in assenza di puntuali prescrizioni normative, attesa la sostanziale equiparazione - agli effetti della misura agevolativa - tra l’acquisizione di un bene in proprietà e quella tramite leasing, deve ritenersi che la maggiorazione non sia applicabile alla quota interessi implicita nei canoni annualmente maturati, ma solo alla quota capitale. La scelta di collegare la fruizione dell’agevolazione al processo di ammortamento riduce l’ammontare del risparmio d’imposta (in quanto diluito nel tempo), ma allo stesso tempo esonera i contribuenti dal mantenere il possesso dei beni agevolati per un periodo minimo.
30 Novembre 2015

Riapertura dei termini per la rivalutazione di beni d’impresa, terreni e partecipazioni

L’art. 45 del disegno di Legge di stabilità 2016 concede nuovamente l’opportunità di rivalutare (con automatica rilevanza anche ai fini fiscali) i beni costituenti immobilizzazioni materiali e immateriali e le partecipazioni di controllo e di collegamento detenute nell’esercizio di un’attività d’impresa, riproponendo pressoché integralmente il testo della precedente legge di rivalutazione. Così facendo, la previsione di applicare l’aliquota della misura del 16% per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili (come accaduto con l’art. 1, comma 143, della Legge n. 147/2013) rischia di rendere meno appetibile l’opzione per la rivalutazione, alla luce della riduzione dell’aliquota IRES prevista nel medesimo disegno di legge, riducendo il risparmio d’imposta conseguibile attraverso la rivalutazione. Ciò si aggiunge al fatto che, così come accaduto in precedenza, l’imposta sostitutiva si rende dovuta in un’unica soluzione entro il termine per il versamento delle imposte sui redditi dovute per l’esercizio 2015, mentre il diritto di ammortizzare fiscalmente i valori rivalutati spetterà solo dall’esercizio 2018.
  26 Ottobre 2015

Allineata alle regole contabili la deduzione di svalutazioni e perdite su crediti per banche e assicurazioni

Le modifiche apportate dal D.L. n. 83/2015 (che la Legge n. 132/2015 ha confermato in sede di conversione), relativamente alla disciplina fiscale delle banche, degli altri enti creditizi e finanziari e delle imprese di assicurazione, hanno sancito un pressoché totale allineamento tra le regole contabili e quelle tributarie cui soggiacciono le svalutazioni e le perdite su crediti verso la clientela, che, a seguito della Legge di stabilità 2014, era invece riferibile principalmente alle perdite su crediti realizzate mediante cessione a titolo oneroso. Purtroppo, però, per evidenti esigenze di cassa il legislatore fiscale è stato indotto a prevedere disposizioni transitorie, che da un lato ritardano tale allineamento (complicando di conseguenza i relativi adempimenti), dall’altro rendono ancora attuali le problematiche interpretative sorte a seguito dell’entrata in vigore della Legge di stabilità 2014.
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