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di Giulio Andreani

4 Aprile 2011

Il trattamento fiscale dei componenti imputati direttamente a patrimonio netto

La circolare n. 7/E del 2011, nel confermare che anche nell’ambito della nuova disciplina di determinazione del reddito d’impresa dei soggetti «IAS adopter», introdotta dalla Finanziaria 2008, concorrono i componenti positivi e negativi imputati direttamente a patrimonio netto, ha chiarito che a tale riguardo i componenti che devono essere presi in considerazione sono esclusivamente quelli che, indipendentemente dalle modalità di contabilizzazione, hanno natura «reddituale», generando componenti positivi o negativi che assumono rilievo ai fini della determinazione della base imponibile.
  25 Febbraio 2011

La quota indeducibile dei canoni di leasing immobiliare rileva in sede di cessione del contratto

L’indeducibilità di una parte della quota (in linea capitale) dei canoni di leasing, riferibile all’area su cui insiste il fabbricato, pone una delicata questione interpretativa in caso di successiva cessione del contratto di leasing immobiliare, relativamente alla rilevanza fiscale dei canoni non dedotti dall’impresa cedente. In occasione di «Telefisco 2011», l’Agenzia delle entrate ha affrontato la problematica, affermando condivisibilmente che tali costi, sebbene non dedotti all’atto della loro maturazione, mantengono comunque rilevanza fiscale e quindi riducono di pari importo la sopravvenienza attiva imponibile originata dalla cessione del contratto di leasing, alla luce del principio di equivalenza tra l’acquisizione del bene mediante tale negozio e l’acquisizione mediante altri contratti traslativi della proprietà.
14 Febbraio 2011

Sono elusive le operazioni di «merger leveraged buyout»?

Gli organi periferici di controllo tendono, in sede di verifica delle operazioni di «merger leveraged buyout», a disconoscere la deduzione degli interessi passivi che maturano in dipendenza del finanziamento ricevuto dalla società «veicolo» che acquista le partecipazioni nella società «target», venendo erroneamente addotta l’assenza di valide ragioni economiche a supporto della fusione della seconda nella prima. Tuttavia, questa impostazione non è condivisibile, sia perché l’operazione di MLBO è in genere caratterizzata da un’evidente finalità finanziaria che di per sé la giustifica, sia perché il risparmio d’imposta, che consegue alla deduzione degli interessi passivi, non è qualificabile come indebito. Con la sentenza n. 1372 del 2011, la Corte di cassazione ha confermato che l’operazione di MLBO non è di per sé elusiva né costituisce abuso del diritto, quando si configura come uno dei diversi comportamenti adottabili dal contribuente, indipendentemente dal fatto che, sotto il profilo fiscale, si riveli più vantaggioso di taluno dei comportamenti alternativi.
  24 Gennaio 2011

Le regole del reddito d’impresa sulle spese per i beni immateriali sono applicabili ai professionisti?

La disciplina del reddito di lavoro autonomo non contiene disposizioni espresse con riguardo al regime fiscale da riservare ai costi e alle spese sostenuti per l’acquisizione di attività immateriali aventi durata pluriennale. Stante il progressivo accostamento dei redditi professionali ai redditi d’impresa, potrebbero in teoria trovare applicazione le regole previste per questi ultimi, ma a una tale conclusione osta l’impianto su cui si basa la determinazione del reddito professionale, posto che concorrono alla formazione di tale grandezza (tutte) le spese afferenti l’attività professionale sostenute (nel senso di «pagate») nel periodo d’imposta, ad eccezione dei componenti negativi per i quali non sia espressamente previsto un trattamento diverso, che non è stabilito per i beni immateriali.
10 Gennaio 2011

L’efficacia retroattiva delle note di credito sul plafond IVA penalizza il contribuente

Gli Uffici periferici dell’Agenzia delle entrate persistono nell’applicare il principio affermato dall’Agenzia delle dogane con la circolare n. 8/D del 2003, in base al quale le note di credito, emesse o da emettere in un anno successivo a quello di registrazione dell’operazione principale, riducono il «plafond» maturato nell’anno di effettuazione di detta operazione. Questo criterio non è tuttavia condivisibile, in quanto, da un lato, non trova riscontro normativo e, dall’altro, contrasta con la disciplina IVA cui soggiacciono gli eventi che determinano l’annullamento, in tutto o in parte, di operazioni in precedenza annotate nei registri IVA.Tale interpretazione, inoltre, finisce per penalizzare in maniera ingiustificata le imprese che svolgono un’attività internazionale, costringendole nella sostanza a non utilizzare prudenzialmente per intero il «plafond» cui hanno invece pieno diritto, posto che esso non è sottoposto ad alcuna «condizione risolutiva».
 
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