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di Giulio Andreani

30 Novembre 2015

Riapertura dei termini per la rivalutazione di beni d’impresa, terreni e partecipazioni

L’art. 45 del disegno di Legge di stabilità 2016 concede nuovamente l’opportunità di rivalutare (con automatica rilevanza anche ai fini fiscali) i beni costituenti immobilizzazioni materiali e immateriali e le partecipazioni di controllo e di collegamento detenute nell’esercizio di un’attività d’impresa, riproponendo pressoché integralmente il testo della precedente legge di rivalutazione. Così facendo, la previsione di applicare l’aliquota della misura del 16% per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili (come accaduto con l’art. 1, comma 143, della Legge n. 147/2013) rischia di rendere meno appetibile l’opzione per la rivalutazione, alla luce della riduzione dell’aliquota IRES prevista nel medesimo disegno di legge, riducendo il risparmio d’imposta conseguibile attraverso la rivalutazione. Ciò si aggiunge al fatto che, così come accaduto in precedenza, l’imposta sostitutiva si rende dovuta in un’unica soluzione entro il termine per il versamento delle imposte sui redditi dovute per l’esercizio 2015, mentre il diritto di ammortizzare fiscalmente i valori rivalutati spetterà solo dall’esercizio 2018.
  26 Ottobre 2015

Allineata alle regole contabili la deduzione di svalutazioni e perdite su crediti per banche e assicurazioni

Le modifiche apportate dal D.L. n. 83/2015 (che la Legge n. 132/2015 ha confermato in sede di conversione), relativamente alla disciplina fiscale delle banche, degli altri enti creditizi e finanziari e delle imprese di assicurazione, hanno sancito un pressoché totale allineamento tra le regole contabili e quelle tributarie cui soggiacciono le svalutazioni e le perdite su crediti verso la clientela, che, a seguito della Legge di stabilità 2014, era invece riferibile principalmente alle perdite su crediti realizzate mediante cessione a titolo oneroso. Purtroppo, però, per evidenti esigenze di cassa il legislatore fiscale è stato indotto a prevedere disposizioni transitorie, che da un lato ritardano tale allineamento (complicando di conseguenza i relativi adempimenti), dall’altro rendono ancora attuali le problematiche interpretative sorte a seguito dell’entrata in vigore della Legge di stabilità 2014.
19 Ottobre 2015

A rilevanza fiscale delle svalutazioni dei crediti

Secondo l’Agenzia delle entrate, in caso di svalutazioni contabili non dedotte ai sensi dell’art. 106, comma 1, del T.U.I.R., la successiva manifestazione dei requisiti richiesti dall’art. 101, comma 5, farebbe scattare automaticamente la deduzione della relativa perdita su crediti, trattandosi di componenti negativi già imputati in bilancio; conseguentemente, per un ammontare corrispondente il fondo svalutazione “tassato” andrebbe considerato a diretta riduzione del valore fiscale dei crediti cui si riferivano le svalutazioni contabili, effettuando una variazione in diminuzione di pari ammontare in sede di determinazione del reddito d’impresa relativo al periodo d’imposta in cui la perdita su crediti è divenuta deducibile. Questa impostazione, già criticata da una parte della dottrina, comporta notevoli difficoltà sul piano pratico, specie per le imprese che devono gestire numerose posizioni creditorie. Con l’art. 13, comma 3, del Decreto, il Governo ha quindi deciso di intervenire, stabilendo (con una norma di interpretazione autentica) che le perdite relative a crediti già svalutati in bilancio possono essere dedotte a partire dal periodo d’imposta in cui sorgono i relativi requisiti, fino a quello di loro cancellazione dal bilancio.
  12 Ottobre 2015

Dubbi e certezze sulla competenza delle perdite su crediti di natura valutativa

Con la circolare n. 26/E del 2013 l’Agenzia delle entrate aveva condivisibilmente riconosciuto che l’esercizio di apertura della procedura concorsuale, in capo al debitore, è solo l’esercizio a partire dal quale è possibile dedurre detta perdita, fermo restando che l’ammontare deducibile non può essere il frutto di un processo valutativo discrezionale e arbitrario, dovendo la sua determinazione fondarsi su dati formali oggettivi, quali le risultanze dei documenti a vario titolo prodotti nell’ambito della procedura. Questa precisazione rischiava di vanificare la logica semplificatoria giustificante la deduzione “automatica” delle perdite su crediti verso debitori assoggettati a procedure concorsuali, con innesco di un significativo contenzioso. Con l’art. 13 del D.Lgs. n. 147/2015, quindi, il legislatore fiscale ha inteso chiarire che le stime operate in bilancio sul punto non sono sindacabili dall’Agenzia delle entrate, non essendo richieste ulteriori analisi e valutazioni. Si ritiene che la medesima impostazione non possa valere per le “altre” perdite su crediti da valutazione (diverse da quelle per le quali è prevista la deduzione “automatica”), in quanto per esse si rende necessaria una verifica circa la sussistenza degli elementi certi e precisi comprovanti l’irrecuperabilità del credito, che inevitabilmente investe anche il momento della loro manifestazione e della loro quantificazione.
3 Agosto 2015

Il raddoppio dei termini si riflette anche sulla correzione degli errori contabili?

Con la circolare n. 31/E del 2013 l’Agenzia delle entrate ha aperto la strada alla presentazione della dichiarazione integrativa “a favore” anche oltre l’anno, consentendo di rappresentarvi costi e oneri di competenza di periodi d’imposta anteriori; ciò a condizione che essi siano ancora suscettibili di accertamento secondo i termini stabiliti dall’art. 43 del D.P.R. n. 600/1973. Poiché ai sensi del comma 3 della norma testé citata tali termini sono raddoppiati in relazione ai periodi d’imposta in cui sono state commesse violazioni tributarie per le quali sussista l’obbligo di denuncia ex art. 331 c.p.p., il raddoppio dovrebbe operare non solo a favore dell’Amministrazione finanziaria ai fini dell’attività di accertamento, ma anche ai fini della presentazione della dichiarazione integrativa a beneficio del contribuente, riconoscendogli un tempo più ampio per la deduzione dei costi di competenza del periodo oggetto di rettifica. In senso opposto si è invece espressa l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 57/E del 2015, secondo cui il raddoppio dei termini opera solo a beneficio di quest'ultima.
  20 Luglio 2015

Ancora incompiuta la disciplina della transazione fiscale

Con la circolare n. 19/Edel 2015 l’Agenzia delle Entrate ha affermato che, sulla base dell’indirizzo più volte ribadito dalla Corte di Cassazione, l’intangibilità del credito dello Stato per Iva (e ritenute non versate), prevista dall’art. 182-ter l.f., opera anche quando la proposta di concordato preventivo non è assistita da transazione fiscale, in quanto la suddetta disposizione ha natura di norma sostanziale (e non procedurale). Tuttavia la querelle non si può considerare definitivamente risolta, perché, da un lato, il Tribunale di Udine ha richiesto alla Corte di Giustizia UE di accertare se sia realmente incompatibile con la normativa europea una disposizione interna che ammette il pagamento parziale di tali crediti tramite una procedura di liquidazione del patrimonio del debitore (alternativa a quella fallimentare) senza transazione fiscale e, dall’altro, la stessa Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione dell’intangibilità dell’Iva nel concordato preventivo senza transazione fiscale.
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