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di Giulio Andreani

20 Gennaio 2015

Dopo il decreto semplificazioni resta ancora indefinita la qualificazione del reddito delle S.T.P.

Come era già accaduto in altra occasione, non ha avuto esito positivo il nuovo tentativo del Governo di qualificare, in via normativa, come “d’impresa” il reddito conseguito dalle società tra professionisti costituite ai sensi della legge n. 183/2011. Infatti, le problematiche emerse durante il confronto con le commissioni di Camera e Senato hanno indotto il legislatore delegato ad eliminare la relativa disposizione dal decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali. Il regime fiscale cui assoggettare il suddetto reddito, dunque, deve essere individuato in via interpretativa. In proposito, pur non potendosi negare le problematiche che discendono da tale inquadramento, il reddito prodotto dalle società tra professionisti costituite in forma di società commerciali pare configurarsi quale reddito d’impresa, in forza della presunzione contenuta negli artt. 6 e 81 del T.U.I.R..
  24 Novembre 2014

Reddito detassato per le imprese titolari di intangibles

L’agevolazione fiscale, che si intende introdurre con il disegno di legge di stabilità 2015, a favore di imprese titolari di intangibles risponde all’esigenza di non penalizzare il nostro ordinamento tributario rispetto a quello degli altri Paesi aderenti all’Unione europea, con riguardo a un settore (quello degli intangibles) caratterizzato dalla massima mobilità e da un elevato grado di concorrenza fiscale tra Stati. Sarebbe quindi opportuno chiarire, in sede di approvazione definitiva del provvedimento di legge, che l’agevolazione ha natura permanente e che, decorso il periodo di cinque periodi d’imposta, l’opzione per il regime di patent box può essere rinnovata.
10 Novembre 2014

Gli utili accantonati ai fini dell’ACE e il trattamento della riserva di rivalutazione

I criteri di determinazione della agevolazione “ACE” prevedono che gli atti finalizzati alla capitalizzazione della società, concorrenti positivamente alla formazione della “variazione in aumento”, sono rappresentati unicamente (i) dai conferimenti in denaro e (ii) dalle delibere assembleari aventi ad oggetto la destinazione degli utili d’esercizio che non ne dispongano la distribuzione ai soci, ma il mantenimento nell’economia dell’impresa (anche a titolo di mero riporto a nuovo). Benché l’Agenzia delle Entrate non si sia ancora espressa sul punto, si ritiene che la riserva di rivalutazione ex L. n. 147/2013, siccome non costituita in sede di destinazione dell’utile d’esercizio, non possa assumere rilevanza ai fini della suddetta variazione (oltre che per il fatto di essere generata da un fenomeno prettamente valutativo).
  3 Novembre 2014

Obblighi ed esenzioni per la comunicazione dati dei beni in godimento ai soci e dei versamenti

La compilazione della comunicazione dei dati relativi ai beni concessi in godimento ai soci e di quella dei dati relativi ai versamenti effettuati (a titolo di prestito o di apporto di capitale) si presenta per certi versi ancora problematica. Una questione particolare concerne il campo di applicazione dei beni concessi in godimento ai soci i cui dati devono essere comunicati annualmente, che pare doversi circoscrivere ai soli beni in relazione ai quali matura in capo al soggetto utilizzatore un reddito diverso e, dunque, l'obbligo di dichiararne il relativo importo nel quadro RL del modello UNICO, costituendo la comunicazione dei dati completi ad essi relativi uno strumento propedeutico al controllo del corretto adempimento di tale obbligazione tributaria.
29 Settembre 2014

L’infalcidiabilità del credito IVA nel concordato preventivo senza transazione fiscale

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 225 del 2014, è intervenuta su una tematica - quella della falcidiabilità del credito IVA nel concordato preventivo - che sin dall'introduzione dell'art. 182-ter nella legge fallimentare ha originato numerosi contrasti interpretativi, affermando che tale tributo deve sempre essere pagato integralmente, attesa la sua natura di "risorsa propria" dell'Unione europea, da cui discendono per gli Stati membri vincoli nella sua gestione e nella sua riscossione. Tuttavia i principi comunitari richiamati dalla Corte costituzionale (e in precedenza dalla Corte di cassazione) possono essere bilanciati con altri interessi e valori meritevoli di tutela alla luce dello stesso ordinamento comunitario. Con riguardo alle procedure concorsuali, tale bilanciamento può avere luogo considerando i benefici traibili, con riguardo al realizzo dei crediti erariali, dall'attuazione di una procedura (il concordato), in luogo di quelle altrimenti adottabili (principalmente il fallimento).
  29 Settembre 2014

Nuove opportunità di utilizzo dell’ACE

Con il D.L. n. 91/2014 (“decreto competitività”) è stata integrata la disciplina dell’agevolazione “ACE”, consentendo anche alle società in perdita di poterne fruire in concreto, attraverso la conversione del rendimento nozionale in un credito d’imposta utilizzabile a riduzione dei versamenti Irap. È da ritenere che la conversione in credito d’imposta possa essere prescelta solo in caso di incapienza del reddito complessivo netto ovvero del reddito complessivo globale netto di gruppo. In caso di mancato utilizzo dell’eccedenza di rendimento nozionale a riduzione del reddito complessivo netto del consolidato fiscale “capiente”, tale eccedenza - come affermato dall’Agenzia delle Entrate - non è riportabile nei periodi d’imposta successivi, non solo con riguardo al risultato consolidato, ma neppure da parte della società aderente al consolidato che l’ha maturata; tuttavia, se l’attribuzione della stessa al consolidato di gruppo costituisce un obbligo (e non una scelta), essa dovrebbe essere riconosciuta automaticamente.
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