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di Giulio Andreani

16 Giugno 2014

Effetti fiscali di una frequente operazione di risanamento aziendale

La ristrutturazione del debito delle imprese in crisi ha luogo, molte volte, attraverso (i) la cessione a una Newco, per un prezzo notevolmente inferiore a quello nominale, di parte dei crediti vantati dalle banche creditrici nei confronti dell'impresa in crisi, (ii) la contestuale acquisizione della proprietà dell'impresa debitrice da parte della medesima Newco e (iii) la rinuncia dei crediti acquistati che la Newco pone poi in essere a favore dell’impresa debitrice. Il compimento di tali atti rende necessario un approfondimento circa (i) la deducibilità fiscale delle perdite su crediti discendenti dalle cessioni attuate dalle banche, (ii) l’eventuale tassazione dell’esdebitamento di cui beneficia l’impresa debitrice, considerato che non vi è corrispondenza tra il valore fiscale dei crediti oggetto della rinuncia rilevante in capo alla Newco e l’importo dell’esdebitamento e (iii) l’eventuale portata elusiva nel loro complesso degli atti sopra indicati.
  26 Maggio 2014

Disciplina fiscale delle rimanenze valutate a costi specifici: questioni aperte

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta sulla valutazione delle rimanenze a costi specifici, affermando l’irrilevanza fiscale dei maggiori e dei minori valori iscritti in bilancio rispetto al relativo costo di acquisto o di produzione. Tale orientamento (che concerne anche i prodotti in corso di lavorazione e i lavori in corso su ordinazione di durata infrannuale) rischia di essere fonte di contenzioso, in quanto appare non coerente con i principi fondanti della disciplina fiscale delle rimanenze (che peraltro dall’introduzione del Tuir non ha subito sostanziali modifiche).
12 Maggio 2014

Il raddoppio dei termini di accertamento

Nel presente intervento vengono esaminati i più recenti arresti giurisprudenziali di merito in tema di raddoppio dei termini di accertamento, evidenziandone la portata più ‘‘garantista’’ rispetto alle conclusioni raggiunte dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 247 del 2011; viene inoltre analizzata l’ammissibilità del cumulo di questo istituto con altre ipotesi di proroga della potestà accertativa dell’Agenzia delle Entrate.
  28 Aprile 2014

I limiti alla deducibilità dei costi black list alla luce dei principi comunitari e costituzionali

I principi comunitari (libertà di circolazione dei capitali, principi CEDU, principio di proporzionalità) e costituzionali (artt. 3 e 53 Cost.) debbono orientare l’interpretazione della disciplina dei cd. costi black list, sı` da concorrere, unitamente alla tutela del cd. interesse fiscale, a delimitare l’oggetto della prova esigibile dal contribuente ai fini dell’applicazione delle esimenti dalla indeducibilità dei costi black list. In ogni caso, la clausola di non discriminazione recata nelle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni ratificate sino al 2003 prevale, alla luce della giurisprudenza costituzionale, sulla disciplina interna dei costi black list e, dunque, ne esclude l’indeducibilità.
7 Aprile 2014

Disciplina delle perdite su crediti: prospettive di riforma in applicazione della delega fiscale

La legge delega per la riforma fiscale (legge n. 23/2014) prevede un nuovo intervento normativo in materia di deducibilità delle perdite su crediti. Da talune parti è stato evidenziato che un ulteriore intervento in tale ambito risulterebbe sostanzialmente superfluo in ragione del fatto che la materia è già stata riformata dal decreto “crescita” (D.L. n. 83/2012) e più recentemente dalla legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147/2013). In realtà la normativa attualmente in vigore, per quanto riguarda sia le perdite che le svalutazioni su crediti delle imprese diverse da quelle bancarie e finanziarie, presenta ancora alcune criticità le quali potrebbero essere superate da un organico intervento di riforma in attuazione della legge delega.
  24 Marzo 2014

Il trattamento del credito per rivalsa Iva nel concordato preventivo

Secondo la Corte di Cassazione, nel concordato preventivo i crediti per rivalsa Iva, in quanto muniti di privilegio speciale, devono essere trattati come crediti privilegiati a prescindere dalla verifica relativa alla presenza o meno, nel patrimonio dell’impresa debitrice, dei beni su cui insiste la causa di prelazione, potendo il pagamento parziale degli stessi considerarsi legittimo solo in caso di incapienza di attivo attestata ai sensi dell’art. 160, comma 2, l.f. Tuttavia, indipendentemente dalla attestazione giurata di cui alla citata norma, il privilegio speciale non dovrebbe comunque sussistere in assenza del bene su cui esso insiste; ciò perché in caso contrario verrebbero destinate al soddisfacimento di crediti assistiti da tale privilegio risorse che, nell’alternativo fallimento, verrebbero utilizzate per il pagamento dei creditori chirografari, il che renderebbe, per questi ultimi, la procedura fallimentare più conveniente del concordato preventivo.
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