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di Giulio Andreani

29 Settembre 2014

L’infalcidiabilità del credito IVA nel concordato preventivo senza transazione fiscale

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 225 del 2014, è intervenuta su una tematica - quella della falcidiabilità del credito IVA nel concordato preventivo - che sin dall'introduzione dell'art. 182-ter nella legge fallimentare ha originato numerosi contrasti interpretativi, affermando che tale tributo deve sempre essere pagato integralmente, attesa la sua natura di "risorsa propria" dell'Unione europea, da cui discendono per gli Stati membri vincoli nella sua gestione e nella sua riscossione. Tuttavia i principi comunitari richiamati dalla Corte costituzionale (e in precedenza dalla Corte di cassazione) possono essere bilanciati con altri interessi e valori meritevoli di tutela alla luce dello stesso ordinamento comunitario. Con riguardo alle procedure concorsuali, tale bilanciamento può avere luogo considerando i benefici traibili, con riguardo al realizzo dei crediti erariali, dall'attuazione di una procedura (il concordato), in luogo di quelle altrimenti adottabili (principalmente il fallimento).
  29 Settembre 2014

Nuove opportunità di utilizzo dell’ACE

Con il D.L. n. 91/2014 (“decreto competitività”) è stata integrata la disciplina dell’agevolazione “ACE”, consentendo anche alle società in perdita di poterne fruire in concreto, attraverso la conversione del rendimento nozionale in un credito d’imposta utilizzabile a riduzione dei versamenti Irap. È da ritenere che la conversione in credito d’imposta possa essere prescelta solo in caso di incapienza del reddito complessivo netto ovvero del reddito complessivo globale netto di gruppo. In caso di mancato utilizzo dell’eccedenza di rendimento nozionale a riduzione del reddito complessivo netto del consolidato fiscale “capiente”, tale eccedenza - come affermato dall’Agenzia delle Entrate - non è riportabile nei periodi d’imposta successivi, non solo con riguardo al risultato consolidato, ma neppure da parte della società aderente al consolidato che l’ha maturata; tuttavia, se l’attribuzione della stessa al consolidato di gruppo costituisce un obbligo (e non una scelta), essa dovrebbe essere riconosciuta automaticamente.
8 Settembre 2014

Credito d’imposta sugli investimenti tra vecchie e nuove problematiche

Così come previsto con la “Tremonti” e la “Tremonti-bis”, l’importo degli investimenti in beni strumentali nuovi realizzati dal 25 giugno 2014 al 30 giugno 2015 rileva solo per la parte eccedente la media degli investimenti operati nei cinque anni precedenti. Invece, per le imprese costituite dopo il 25 giugno 2014 (ma entro il 30 giugno 2015), anche a seguito di conferimento d’azienda, il credito d’imposta spetta per l’intero volume degli investimenti effettuati durante il periodo agevolato. Sarebbe stato forse più equo (e sicuramente più semplice) computare - per tutte le imprese - la base di calcolo forfetariamente (quale percentuale degli investimenti realizzati durante il periodo agevolato), come accaduto in occasione della “Tremonti-ter”.
  11 Agosto 2014

La rilevanza dell’antieconomicità nei rapporti tra società del medesimo gruppo nazionale

La giuridica rilevanza dell’interesse di gruppo, avente fondamento negli artt. 2497 e ss. c.c., oltre che nel consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (non tributaria), implica che la valenza indiziaria o presuntiva (a seconda della tesi che si ritenga di accogliere) della cd. antieconomicità delle operazioni infragruppo, circa l’esistenza di un occultamento di materia imponibile ovvero di un arbitraggio fiscale, può essere elisa dalla dimostrazione dell’esistenza di detto interesse (di gruppo); prova che, in primis, dovrebbe emergere dalla relazione sulla gestione e comunque dagli atti degli organi delle società del gruppo che sopportano il danno immediato cagionato dall’operazione diseconomica. L’adesione delle società del gruppo nazionale al regime del consolidato non esclude il potere dell’Amministrazione di sindacare l’economicità delle transazioni infragruppo, e per le interessate, di giustificare, alla luce dell’interesse di gruppo, dette operazioni.
21 Luglio 2014

La conversione delle DTA IRAP secondo l’Agenzia delle Entrate

Con la circolare n. 17/E del 2014, l'Agenzia delle entrate ha commentato l'estensione alle DTA IRAP delle disposizioni regolanti la trasformazione delle imposte anticipate in credito d'imposta, sancita dalla legge di stabilità 2014 a partire dal periodo d'imposta 2013, evidenziando che l'estensione vale anche per le DTA IRAP (connesse all'avviamento e alle altre immobilizzazioni immateriali) rilevate contabilmente prima dell'esercizio in corso al 31 dicembre 2013 e che, tuttavia, la trasformazione acquista efficacia solo dall'anno 2014. Poiché alcune imprese avevano ritenuto applicabile (peraltro in modo non del tutto infondato) detto regime alle DTA IRAP già prima della modifica legislativa e stante l'assenza di chiarimenti ufficiali sul punto in relazione alle norme previgenti, è auspicabile che l'Agenzia ritenga tale condotta non sanzionabile, anche in virtù del carattere "automatico" che la conversione assume per le imprese soggette alla vigilanza della Banca d'Italia.
  14 Luglio 2014

La disciplina IRES delle perdite su crediti per banche e società finanziarie

La nuova disciplina IRES delle svalutazioni e delle perdite su crediti per le banche e gli intermediari finanziari, introdotta dalla Legge di Stabilità 2014, ha semplificato le regole concernenti la deducibilità di tali componenti negativi di reddito, fondandola sulla distinzione di questi ultimi in perdite da cessione, da un lato, e rettifiche di valore e perdite diverse da quelle da cessione, dall’altro lato, già rilevante ai fini della redazione del bilancio dei soggetti sopra indicati. Ne risulta un regime fiscale più vantaggioso rispetto a quello previgente per le imprese relativamente alle svalutazioni determinate con criteri forfetari, in quanto divenute deducibili in cinque anni, e un trattamento più svantaggioso relativamente alle svalutazioni e alle perdite, assistite da elementi certi e precisi, non derivanti da cessione, in quanto non più deducibili interamente nell’esercizio di rilevazione, ma in cinque anni. Nonostante la semplificazione operata, rimangono tuttavia controversi alcuni aspetti applicativi della nuova disciplina, che meritano quindi un approfondimento.
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