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di Giulio Andreani

4 Novembre 2013

La correzione degli errori di bilancio e i suoi effetti fiscali

Sulla base dei princìpi contabili nazionali, la correzione degli errori compiuti in un determinato bilancio deve essere di regola operata nel primo bilancio utile, mediante la rettifica della posta patrimoniale interessata dall’errore e la rilevazione di un provento o di un onere straordinario non di competenza (in quanto maturato in relazione ad esercizi precedenti). Per le imprese «IAS adopter», invece, lo IAS 8 impone in genere l’imputazione della rettifica al patrimonio netto. In entrambi i casi, il bilancio errato continua ad essere inficiato dall’errore, non venendo formalmente corretto mediante l’inserimento dei costi e/o dei ricavi di competenza del relativo esercizio in esso non rilevati. Seguendo la procedura indicata dai princìpi contabili nazionali, risulta altresì «inquinato» il bilancio dell’esercizio di individuazione dell’errore, giacché alla formazione del conto economico finisce per concorrere un componente di reddito (positivo e/o negativo) non di competenza dell’esercizio. In ogni caso la correzione degli errori contabili non può originare doppie imposizioni né salti d’imposta, come emerge dalle indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 31/E del 2013.
  25 Ottobre 2013

Modifiche in arrivo per l'"Ace"

Il Disegno di Legge di Stabilità cerca di accrescere l’appeal dell’agevolazione “Ace” (aiuto alla crescita economica), introdotta dall’art. 1 del D.L. 6 dicembre 2011 n. 201, convertito dalla L. 22 dicembre 2011 n. 214, la cui disciplina ha trovato piena attuazione con l’emanazione del decreto ministeriale 14 marzo 2012.
Essa consiste, come è noto, nella possibilità di dedurre, ai fini della determinazione del reddito complessivo netto delle imprese, un importo corrispondente al rendimento nozionale della variazione in aumento del capitale proprio rispetto al patrimonio netto risultante dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010, determinato senza tener conto dell’utile del medesimo esercizio.
Alla quantificazione del rendimento nozionale si perviene applicando all’incremento di capitale proprio una determinata aliquota percentuale...
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16 Settembre 2013

Il trattamento contabile e fiscale della costituzione del diritto di superficie

L’Istituto di Ricerca dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, con il Doc. n. 16 del 2013, ha affrontato le diverse problematiche poste, sotto il profilo contabile, dalla costituzione del diritto di superficie, sia dal lato dell’impresa concedente, sia dal lato dell’impresa concessionaria. Nel caso (più ricorrente) di costituzione a tempo determinato, il corrispettivo maturato deve essere trattato alla stregua di un canone per la concessione in godimento di un bene, da riscontare «pro rata temporis» se percepito in un’unica soluzione all’atto della stipula del relativo contratto; a propria volta, l’impresa concessionaria deve imputare al conto economico solo la quota del corrispettivo di competenza di ciascun esercizio, anche in caso di pagamento dello stesso in un’unica soluzione. Si ritiene che il trattamento da riservare, ai fini delle imposte sui redditi, al corrispettivo conseguito dal concedente dovrebbe essere coerente con tale assetto contabile, mentre l’impostazione tradizionale, in forza dell’art. 9, comma 5, del T.U.I.R., considera applicabile «in toto» la disciplina fiscale relativa alla cessione a titolo oneroso.
  10 Settembre 2013

La deducibilità delle perdite su crediti generate dagli accordi di ristrutturazione dei debiti e dei piani attestati ex art. 67 L.F.

Sulla base della formulazione dell’art. 101, comma 5, del T.U.I.R., vigente anteriormente alle modifiche recate dall’art. 33 del D.L. 22 giugno 2012 n. 83, era dubbio se le perdite su crediti maturate a seguito della sottoscrizione di accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.f. fossero sic et simpliciter ammesse in deduzione in sede di determinazione del reddito d’impresa imponibile, atteso che, a differenza delle procedure concorsuali, non erano ivi richiamati.
Tuttavia, pur non trovando applicazione gli automatismi previsti ex lege dall’art. 101, comma 5, del T.U.I.R., in dottrina si riteneva che le perdite su crediti derivanti dalla sottoscrizione degli accordi in commento di regola concorressero, quali componenti negativi di reddito, alla formazione del reddito d’impresa imponibile, stante la indubitabile sussistenza degli «elementi certi e precisi» richiesti dall’art. 101, comma 5, per consentirne la deduzione.
Infatti i creditori (principalmente gli istituti di credito che stipulano tali accordi), nel far ciò, si dimostrano evidentemente consapevoli del fatto che qualunque diversa soluzione provocherebbe probabilmente maggiori perdite di quelle conseguenti all’accordo stesso.
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26 Agosto 2013

Le perdite su crediti verso imprese assoggettate a procedure concorsuali: quando dedurle

Con la circolare n. 26/E dell’1 agosto 2013, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla deducibilità delle perdite su crediti. Da tale pronuncia discendono i seguenti importanti corollari:

i) relativamente alle perdite su crediti verso imprese assoggettate a procedure concorsuali (o che hanno stipulato un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato dal competente tribunale) sussistono i requisiti di deducibilità (e precisamente quelli di certezza e precisione), indipendentemente da qualsiasi ulteriore presupposto e prova, a decorrere dall’esercizio di apertura della procedura o di omologa dell’accordo di ristrutturazione. Ciò non significa tuttavia che sia deducibile in tale esercizio un importo pari all’intero ammontare del credito;

ii) infatti l’entità delle perdite deducibili, in detto periodo così come negli esercizi successivi, è (solo) quella risultante dal bilancio correttamente redatto;

iii) la conformità del bilancio al codice civile e ai principi contabili rileva anche ai fini dell’attribuzione temporale della perdita agli esercizi cui questa compete e quindi anche ai fini della determinazione della perdita deducibile in ciascun esercizio.
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  10 Agosto 2013

Conti scudati

Con le istruzioni del 9 agosto 2013, l’Agenzia delle Entrate, nel fornire ulteriori chiarimenti agli intermediari finanziari in materia di comunicazione all’Archivio dei rapporti finanziari, ha precisato che devono essere comunicati anche i saldi e i totali delle movimentazioni di dare ed avere relativi a rapporti finanziari scudati, in considerazione del fatto che tutti i conti perverranno in maniera indistinta. In particolare, secondo l’Amministrazione finanziaria, tale soluzione non solo risulta rispettosa del principio di uguaglianza tra i contribuenti, che vengono così posti sul medesimo piano al fine della composizione delle liste selettive, ma non viola neppure il principio di riservatezza che connota i rapporti scudati, poiché “il trattamento di tali informazioni avviene mediante un algoritmo e senza alcun intervento umano”. Per una critica a tale posizione si veda nella stessa sezione l’articolo “La comunicazione di saldi e movimentazioni dei conti scudati all’archivio dei rapporti finanziari” del 7 luglio 2013.
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