News

News

di Giulio Andreani

16 Dicembre 2013

Conversione delle imposte anticipate in crediti d'imposta solo per l'IRES o anche per l'IRAP?

Con la circolare n. 33 del 2013, l’Assonime si è occupata nuovamente del regime di conversione delle DTA in crediti d’imposta, esaminando - in un quadro sistematico - gli aspetti critici della disciplina, alla luce dei chiarimenti finora forniti dall’Agenzia delle entrate. Uno degli aspetti più delicati riguarda l’applicabilità o meno del regime di conversione anche alle imposte anticipate iscritte relativamente all’IRAP, specie in considerazione del fatto che la suddetta conversione assume carattere automatico e, quindi, diventa obbligatoria per gli enti creditizi e finanziari soggetti alla vigilanza della Banca d’Italia. Una conferma positiva in tal senso sembrerebbe, invero, provenire dalle modifiche alla disciplina IRAP di tali soggetti, contenuta nel disegno di legge di stabilità 2014, che estende a tale tributo le norme sulla svalutazione dei crediti di cui alle imposte sui redditi.
  28 Novembre 2013

Con le modifiche all'«ACE» la capitalizzazione diventa davvero più appetibile?

Il disegno di legge di stabilità 2014 prevede l’aumento graduale dell’aliquota percentuale da applicare alla variazione in aumento di capitale proprio rilevante ai fini dell’«ACE» per i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2014, al 31 dicembre 2015 e al 31 dicembre 2016, rinviando l’aggiornamento della stessa in funzione dei rendimenti dei titoli obbligazionari pubblici a decorrere dal settimo periodo d’imposta. Tale modifica incrementa il beneficio per le imprese e tende a rendere l’apporto di capitale proprio da parte dei soci fiscalmente equivalente rispetto a forme alternative di reperimento di risorse finanziarie, ma senza renderlo più vantaggioso.
4 Novembre 2013

La correzione degli errori di bilancio e i suoi effetti fiscali

Sulla base dei princìpi contabili nazionali, la correzione degli errori compiuti in un determinato bilancio deve essere di regola operata nel primo bilancio utile, mediante la rettifica della posta patrimoniale interessata dall’errore e la rilevazione di un provento o di un onere straordinario non di competenza (in quanto maturato in relazione ad esercizi precedenti). Per le imprese «IAS adopter», invece, lo IAS 8 impone in genere l’imputazione della rettifica al patrimonio netto. In entrambi i casi, il bilancio errato continua ad essere inficiato dall’errore, non venendo formalmente corretto mediante l’inserimento dei costi e/o dei ricavi di competenza del relativo esercizio in esso non rilevati. Seguendo la procedura indicata dai princìpi contabili nazionali, risulta altresì «inquinato» il bilancio dell’esercizio di individuazione dell’errore, giacché alla formazione del conto economico finisce per concorrere un componente di reddito (positivo e/o negativo) non di competenza dell’esercizio. In ogni caso la correzione degli errori contabili non può originare doppie imposizioni né salti d’imposta, come emerge dalle indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 31/E del 2013.
  25 Ottobre 2013

Modifiche in arrivo per l'"Ace"

Il Disegno di Legge di Stabilità cerca di accrescere l’appeal dell’agevolazione “Ace” (aiuto alla crescita economica), introdotta dall’art. 1 del D.L. 6 dicembre 2011 n. 201, convertito dalla L. 22 dicembre 2011 n. 214, la cui disciplina ha trovato piena attuazione con l’emanazione del decreto ministeriale 14 marzo 2012.
Essa consiste, come è noto, nella possibilità di dedurre, ai fini della determinazione del reddito complessivo netto delle imprese, un importo corrispondente al rendimento nozionale della variazione in aumento del capitale proprio rispetto al patrimonio netto risultante dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010, determinato senza tener conto dell’utile del medesimo esercizio.
Alla quantificazione del rendimento nozionale si perviene applicando all’incremento di capitale proprio una determinata aliquota percentuale...
Leggi tutto
16 Settembre 2013

Il trattamento contabile e fiscale della costituzione del diritto di superficie

L’Istituto di Ricerca dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, con il Doc. n. 16 del 2013, ha affrontato le diverse problematiche poste, sotto il profilo contabile, dalla costituzione del diritto di superficie, sia dal lato dell’impresa concedente, sia dal lato dell’impresa concessionaria. Nel caso (più ricorrente) di costituzione a tempo determinato, il corrispettivo maturato deve essere trattato alla stregua di un canone per la concessione in godimento di un bene, da riscontare «pro rata temporis» se percepito in un’unica soluzione all’atto della stipula del relativo contratto; a propria volta, l’impresa concessionaria deve imputare al conto economico solo la quota del corrispettivo di competenza di ciascun esercizio, anche in caso di pagamento dello stesso in un’unica soluzione. Si ritiene che il trattamento da riservare, ai fini delle imposte sui redditi, al corrispettivo conseguito dal concedente dovrebbe essere coerente con tale assetto contabile, mentre l’impostazione tradizionale, in forza dell’art. 9, comma 5, del T.U.I.R., considera applicabile «in toto» la disciplina fiscale relativa alla cessione a titolo oneroso.
  10 Settembre 2013

La deducibilità delle perdite su crediti generate dagli accordi di ristrutturazione dei debiti e dei piani attestati ex art. 67 L.F.

Sulla base della formulazione dell’art. 101, comma 5, del T.U.I.R., vigente anteriormente alle modifiche recate dall’art. 33 del D.L. 22 giugno 2012 n. 83, era dubbio se le perdite su crediti maturate a seguito della sottoscrizione di accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.f. fossero sic et simpliciter ammesse in deduzione in sede di determinazione del reddito d’impresa imponibile, atteso che, a differenza delle procedure concorsuali, non erano ivi richiamati.
Tuttavia, pur non trovando applicazione gli automatismi previsti ex lege dall’art. 101, comma 5, del T.U.I.R., in dottrina si riteneva che le perdite su crediti derivanti dalla sottoscrizione degli accordi in commento di regola concorressero, quali componenti negativi di reddito, alla formazione del reddito d’impresa imponibile, stante la indubitabile sussistenza degli «elementi certi e precisi» richiesti dall’art. 101, comma 5, per consentirne la deduzione.
Infatti i creditori (principalmente gli istituti di credito che stipulano tali accordi), nel far ciò, si dimostrano evidentemente consapevoli del fatto che qualunque diversa soluzione provocherebbe probabilmente maggiori perdite di quelle conseguenti all’accordo stesso.
Leggi tutto
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19